Codice etico per l’impiantistica

Una proposta di “codice etico” per regolare i rapporti tra progettisti, installatori, fornitori di prodotti, committenti giunge da AiCARR. Si tratta di una lodevole iniziativa dalla quale estrapoliamo la parte dedicata all’installatore, ai suoi doveri e a quello che non deve fare per non incorrere in un comportamento non etico.

Il codice etico redatto da AiCARR si propone di delineare quali siano i comportamenti “etici” da tenere nei rapporti che intercorrono fra le diverse figure della filiera, con particolare riguardo a coloro che operano nel settore degli impianti. Si tratta di una pubblicazione di poche pagine ma densa di contenuti. Il testo è suddiviso in quattro capitoli dedicati rispettivamente al progettista, all’installatore, al fornitore di prodotti e alla committenza. Le indicazioni contenute nel codice evidenziano quali siano, dal punto di vista etico, i doveri di ciascuna parte e quali siano le azioni, o le inadempienze, da evitare.

“Le indicazioni contenute nel codice etico – sottolinea l’associazione – non implicano ovviamente alcun vincolo di obbligatorietà, che non sia quello morale, ma possono rappresentare per i professionisti un elemento di vantaggio competitivo rispetto ai colleghi, in particolare in gare d’appalto con applicazione online, dove l’adesione a un codice etico conferisce al partecipante un punteggio aggiuntivo, e in risposta alle istanze delle Pubbliche Amministrazioni di alcune Regioni italiane particolarmente attente all’etica professionale.”

Di seguito la parte dedicata all’attività dell’installatore, mentre il testo completo può essere reperito sul sito di AiCARR.

DOVERI DELL’INSTALLATORE

L’installatore ha prima di tutto l’obbligo di assimilare nel più compiuto dei modi i contenuti tecnici del progetto, per poter dar corso a tutte quelle attività di natura squisitamente tecnica che gli competono e che sono propedeutiche all’esecuzione dei lavori. A seguito di tale fase di studio ed analisi del progetto deve evidenziarne prima di iniziare le lavorazioni le eventuali carenze dato che poi diventa comunque corresponsabile del progetto stesso.

Dopo di che ha l’obbligo di procedere all’esecuzione degli impianti e alla loro messa in servizio secondo le migliori e più aggiornate regole dell’arte.

L’installatore viene a meno di questi doveri:

  • se opera da puro e semplice “gestore finanziario” dell’opera preoccupandosi esclusivamente di acquistare nel più conveniente dei modi le forniture ed i subappalti e lasciando poi nelle mani di questi ultimi la gestione dei lavori,
  • se non preso piena coscienza, attraverso le fasi tipiche della così detta “cantierizzazione”, di tutti gli aspetti tecnici e prestazionali degli impianti da eseguire, limitandosi a prendere in esame solo gli aspetti meramente costruttivi di posa in opera;
  • se non installa materiali e apparecchiature di buona qualità e conformi alle specifiche di contratto;
  • se non effettua le attività e le verifiche tecniche che necessariamente gli competono;
  • se non realizzano le opere secondo le migliori regole dell’arte;
  • se non provvede ad effettuare una adeguata attività di TABS (Testing Adjusting Balancing and Start Up) finalizzata a verificare, ottimizzare e documentare le prestazioni degli impianti realizzati, specie se è presente una procedura di commissioning.

Come si è visto l’installatore quindi non può essere considerato solo un mero esecutore materiale dei lavori (“nudus minister”) perché si svilirebbe l’apporto che discende dalle necessarie valutazioni che autonomamente l’installatore medesimo è tenuto a fare dei dati in base ai quali realizzare l’opera.

Egli deve al contrario essere anche in grado di portare a termine tutta quella serie di attività tecniche che il progettista non è nella condizione di effettuare per la mancanza delle necessarie informazioni. Ci si riferisce in particolare alle attività connesse con la così detta “cantierizzazione” delle opere e al relativo “progetto costruttivo”, che comportano di norma sia la redazione di alcuni calcoli di verifica e di affinamento (a titolo di esempio delle perdite di carico, dei livelli di rumorosità, delle predisposizioni edili ecc.), sia la redazione di elaborati grafici di dettaglio costruttivo la cui esecuzione è possibile solo conoscendo le prestazioni e le dimensioni definitive delle apparecchiature e dei componenti che verranno installati in base alle scelte merceologiche operate dall’installatore (si veda a questo proposito la già citata determinazione AVLLPP n. 4/2001 R/586/00).

Va certamente chiarito e ribadito che le attività tecniche di “cantierizzazione” non possono certo consistere nel completamento del progetto esecutivo il quale, come già sottolineato, deve risultare tale da non rendere necessari ulteriori livelli progettuali in senso proprio, né tanto meno implicare attività progettuale destinata a colmare lacune, imprecisioni o peggio ancora errori presenti nel progetto esecutivo redatto dal progettista. L’attività tecnica di “cantierizzazione” deve invece intendersi come produzione di quella documentazione che l’installatore elabora per “tradurre” le indicazioni e le scelte contenute nel progetto in istruzioni di dettaglio e pieani operativi, vale a dire attività proprie dell’impresa che ha e soprattutto deve avere piena autonomia e competenza nel determinare i propri acquisti e la propria organizzazione dei lavori.

In definitiva l’attività di natura progettuale connessa con la “cantierizzazione” deve potersi limitare solo alla produzione di elaborati e di documenti per così dire di interfaccia tra il progetto e l’esecuzione, consentendo di coniugare nel migliore e più completo dei modi le esigenze progettuali con quelle di realizzazione delle opere, nel pieno rispetto sia delle prescrizioni contrattuali, sia dell’autonomia imprenditoriale dell’installatore.

Il calcolo delle dispersioni invernali e delle rientrate estive resta viceversa di esclusiva competenza dei professionisti per cui l’installatore non deve essere caricato dell’onera della verifica.

COMPORTAMENTI NON ETICI DELL’INSTALLATORE

Non è eticamente corretto l’installatore:

  • che, specie dopo aver acquisito il lavoro con un ribasso troppo elevato, strumentalizza le imperfezioni e le inesattezze presenti nel progetto – come in tutte le cose il progetto perfetto non esiste – anche là ove queste ultime non gli arrecano danno, per mettere in cattiva luce il progettista/D.L. e/o per averne un tornaconto sotto forma di conflittualità contrattuale, conflittualità che comporta tra l’altro pesanti oneri di studio e difesa per D.L. e progettista;
  • che scavalca il progettista/D.L. dialogando direttamente con il committente;
  • che decide a priori di variare completamente le scelte del progettista e, quando indicate, le qualità delle apparecchiature (spesso frutto di onerosi approfondimenti effettuati dal progettista con il/i produttori dei materiali) da installare solo per ottenere un risparmio economico con giustificazioni pretenziose;
  • che omette di segnalare possibili ottimizzazioni e/o miglioramenti di natura esecutiva alle soluzioni progettuali, per non correre il rischio che non gli vengano del tutto riconosciute;
  • che si comporta da mero esecutore materiale delle opere, non eseguendo in modo completo e corretto i propri oneri tecnici, primo fra tutti l’attività connessa con la cantierizzazione delle opere, rendendo più gravoso l’operato della D.L. e aumentando il rischio di conflittualità;
  • che non segue con personale tecnico adeguatamente formato e sufficientemente presente il cantiere, costringendo di fatto il D.L. a supplire a tali inadempienze svolgendo un ruolo non solo di verifica e controllo, ma di vera e propria impostazione e gestione dei lavori;
  • che, nel caso si avvalga del supporto di un progettista esterno, voglia forzarlo per proporre soluzioni che lo stesso non considera adeguate solo per realizzare un risparmio economico;
  • che non effettua adeguatamente le attività di TABS avvalendosi di personale altamente specializzato e qualificato, scaricando sul D.L. e sul collaudatore pesanti oneri in tal senso.