Primo Digital Energy Report in Italia

“Il futuro dell’energia è digitale e l’energia è il prossimo settore in cui la disruption digitale colpirà”. Ne è convinto Vittorio Chiesa (nella foto), direttore dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, che ieri 23 novembre ha presentato il Primo Digital Energy Report in Italia. La digital energy, infatti, non riguarda solo tecnologie avanzate abilitate al controllo dei consumi, come comunemente si intende, ma permea in profondità tutte le fasi della filiera, dalla produzione alla vendita. È il fattore che abilita l’ecosistema dei prodotti e servizi smart da cui ormai sono caratterizzati le reti, i sistemi produttivi e quelli di consumo dell’energia.

DIGITALIZZAZIONE IN AMBITO ENERGETICO

Ma come è fatta e come si declina un’architettura digitale? Come si quantificano i benefici, anche intangibili, conseguenti alla sua adozione? Quali sono le opzioni di sviluppo che le soluzioni digitali abilitano per i possibili utilizzatori? Il Digital Energy Report, che ha visto la partecipazione attiva di numerose aziende partner, intende contribuire al dibattito con numeri e strumenti di analisi che permettano di comprendere la reale portata del fenomeno e definire il perimetro di azione della digitalizzazione nell’ambito energetico, così da valutarne, pur con tutte le cautele del caso, la redditività economica in diversi ambiti di applicazione, dal manufacturing e building alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

“Le sfide della digital energy per gli attori della filiera sono molte – spiega Vittorio Chiesa -, sia sul piano tecnologico, perché è ancora lunga la strada da percorrere per rendere fruibili e sfruttabili molti dei benefici intangibili, sia soprattutto sul piano dei modelli di business vincenti, che andrebbero rapidamente identificati e adottati. Infatti, se le aziende non modificano in maniera profonda il loro assetto rischiano di essere soggetti a fenomeni di disruption, come in ogni settore dove sia entrata prepotentemente la digitalizzazione. Allo stesso tempo è quanto mai interessante, particolarmente in Italia, tenere sotto controllo le startup, non soltanto per la ventata di novità che possono portare in un settore caratterizzato da un elevato grado di maturità, ma anche perché proprio da queste potrebbe arrivare il nuovo incumbent della digital energy”.

SMART ENERGY 6 GRID, SMART MANUFACTURING E SMART BUILDING

Parlare di digital energy significa parlare di architetture complesse che oltre ai sistemi hardware e software per il monitoraggio e l’azionamento dei diversi impianti energetici comprendono i sistemi di trasmissione dei dati e l’intelligenza necessaria alla loro elaborazione. Gli apparati fisici che abilitano la trasformazione digitale sono prodotti intelligenti interconnessi che offrono nuove funzionalità e che vengono chiamati IoT, Internet of Things. La vera innovazione però non consiste nella semplice connettività dell’oggetto, ma nella possibilità di interagire con altri oggetti o con l’uomo. Tre sono gli ambiti principali investigati dal Report: Smart Energy & Grid, Smart Manufacturing e Smart Building. In ciascuno di essi si sono analizzate le possibili, reali, architetture digitali e i vantaggi della digitalizzazione, approfondendo le soluzioni tecnologiche implementabili e la loro sostenibilità economica.

Come prevedibile, la maggiore redditività spetta alle soluzioni “energy only”, più focalizzate a ottimizzare i benefici tangibili legati al risparmio energetico. Ma ciò genera un paradosso: se da un lato la loro “concretezza” è premiata dagli indicatori di redditività, è altrettanto vero che si riduce il potenziale di sfruttamento della trasformazione digitale dell’energia, che trova invece nelle architetture “full enabler” la propria massimizzazione. “Vi è dunque il rischio – mette in guardia Chiesa – che una visione di breve periodo sposti la maggior parte degli investimenti verso soluzioni ‘energy only’, sicuramente efficienti dal punto di vista economico ma meno adatte, soprattutto in contesti quali lo Smart Manufacturing, a garantire quel salto in termini di produttività che invece la quarta rivoluzione industriale promette di portare nel Paese”.

Sono comunque molti gli attori che si sono già affacciati, alcuni per la prima volta, nel mondo energy come conseguenza dell’evoluzione culturale connessa alla visione integrata energetica-digitale, allargando il proprio ventaglio di offerta. Quella che sembra essere la chiave di successo condivisa tra i vari operatori è infatti l’alto livello di flessibilità della soluzione digitale offerta: l’adattabilità delle infrastrutture per la raccolta dei dati e della loro trasmissione, così come quella degli strumenti di analytics, sono fondamentali per la penetrazione in contesti assolutamente eterogenei.

RACCOLTA E ANALISI DATI

Ma come avviene la raccolta e l’analisi dei dati? Gli apparati fisici che abilitano la digitalizzazione possono essere già integrati in macchinari o impianti di ultima generazione oppure venire inseriti successivamente. La raccolta dati è possibile grazie all’interfaccia con sistemi come Scada (Supervisory Control And Data Acquisition) o PLC (Programmable Logic Controller). In seguito, i dati vengono indirizzati verso piattaforme di immagazzinamento locali (come software e server aziendali) oppure in Cloud, con lo scopo di aggregarli e potervi accedere con facilità. Quanto all’“intelligenza”, può essere posta in coda al framework (intelligenza bottom), modalità che comporta un’ingente mole di dati trasmessi e una potenza di trasmissione e immagazzinamento onerosa, o in testa (intelligenza edge), con una pre-elaborazione del dato che viene trasmesso “pulito”, diventando strumento diretto degli Analytics dell’ultimo blocco.

Le capacità dei prodotti interconnessi spaziano così dal più semplice monitoraggio delle condizioni di funzionamento di un asset, con la segnalazione di eventuali anomalie, al controllo, all’ottimizzazione, fino allo sviluppo di una certa autonomia del prodotto. Software evoluti infatti consentono di decifrare in modo sempre più accurato le informazioni contenute nei Big Data, creando nuove opportunità di business legate alla condivisione dei dati stessi, ma anche a quella dei risultati delle elaborazioni numeriche.

 

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