Nucleare?Sì! Rinnovabili? Pure!

Per il ministro dello Sviluppo Economico Romani occorre interrompere il meccanismo degli incentivi sulle energie rinnovabili mentre il titolare dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo afferma: ''nessuna marcia indietro sugli impegni Ue''. È scontro sul decreto in materia che sarà in discussione nel preconsiglio dei Ministri, contro il quale hanno manifestato ambientalisti e aziende.

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Berlusconi, rilancia il nucleare accusando ''l'ecologismo di sinistra'' se in Italia l'elettricità si paga il 48% in più rispetto alla Francia. ''Subiamo oggi - spiega Berlusconi - quello che abbiamo ereditato dalle scelte di chi ha negato all'Italia la possibilità di dotarsi di energia nucleare''. ''Il risultato - aggiunge il premier - è che tutta l'energia che consumiamo la paghiamo più del 30% in più rispetto al resto d'Europa. La Francia si è dotata di 85 centrali nucleari sicurissime e pensate che quando si deve decidere dove costruirne una, scatta la competizione tra i comuni perché le centrali portano lavoro e sono ipersicure''.

Avanti con le rinnovabili e avanti col nucleare afferma la Prestigiacomo secondo la quale tra queste due forme di energia ''non c'è contrapposizione'' e precisa: sulle rinnovabili non c'è nessuna marcia indietro, ''manterremo gli impegni europei''.

Ad animare il dibattito è la proposta di Decreto legislativo in attuazione della direttiva 2009/28/CE relativa alla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili. Il provvedimento che ha portato in piazza gli ambientalisti (in prima linea Legambiente, Wwf Italia, e Greenpeace, Kyoto club), il mondo delle aziende e dei produttori (tra cui Assosolar, Aper, Asso energie future, Anev, Grid parity, ReFeel).

Il risultato del decreto, secondo le associazioni e gli imprenditori delle rinnovabili, sarebbe uno stop agli incentivi che inciderebbe anche su quegli impianti in attesa dell'allaccio alla rete con ''conseguente perdita dell'investimento'', oltre che su quelli in fase di progettazione che non avrebbero i finanziamenti dalle banche.

Senza gli incentivi, produttori e associazioni parlano di un ''crollo per il fotovoltaico con oltre 120.000 posti lavoro a rischio''. I punti principali del provvedimento sono tre: stop agli aiuti dal gennaio 2014 oppure al raggiungimento del 'tetto' al fotovoltaico a 8.000 megawatt (che secondo gli ambientalisti avverrà già dall'estate prossima); taglio retroattivo del 30% per gli incentivi per l'eolico; sistema di aste al ribasso per i nuovi impianti.

''Noi - sottolinea Romani - siamo un paese prevalentemente manifatturiero, molte aziende pagano l'alto costo dell'energia e il costo delle rinnovabili è sulle spalle dei cittadini italiani''. Sulle rinnovabili l'Autorità per l'energia elettrica e il gas nei giorni scorsi aveva calcolato che l'impatto in bolletta delle rinnovabili arriva fino ai 5,7 miliardi stimati per il 2011.