Eternit: condanna per i massimi dirigenti
È la prima volta che vengono condannati in un’aula di tribunale i massimi vertici di una multinazionale per reati commessi da una loro filiale. Allo svizzero Stephan Schmidheiny e al belga Louis De Cartier De Marchienne sono stati inflitti dal Tribunale di Torino 16 anni di carcere.
Quello di Torino è stato il più grande processo per morti d’amianto e non solo in Italia e si tratta di una sentenza storica perché stabilisce le responsabilità dei capi di massimo livello di una multinazionale. Su questo punto uno degli avvocati del collegio della difesa degli imputati ha commentato che se passa il principio che il capo di una multinazionale è responsabile di tutto ciò che accade negli stabilimenti periferici, diventerà difficile investire in Italia.
Oggetto del processo di Torino erano quattro stabilimenti di Eternit Italia: Casale Monferrato in provincia di Alessandria; Cavagnolo, in provincia di Torino; Rubiera in provincia di Reggio Emilia; e Napoli-Bagnoli.
Il numero maggiore di vittime si è registrato a Casale Monferrato, con più di 1600 morti, e a cui sono andati 25 milioni di indennizzo degli 80 accordati ieri 13 febbraio 2012. 20 milioni sono andati alla Regione Piemonte, mentre ai familiari delle vittime vanno 30-35.000 euro ciascuno. Ma ora avranno la possibilità, con un’altra causa, di ottenere una cifra superiore. Tuttavia non è finita qui. Si sta infatti preparando l’Eternit-bis che prenderà in considerazione i singoli casi di morte e le accuse in questo caso potrebbero essere più pesanti.





