Domotica: ULE si fa strada tra i tanti protocolli della Smart Home

Secondo un recente studio dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, il mercato della smart home in Italia è cresciuto del 35% nel 2017, con un volume di 250 milioni di euro. Un mercato in crescita grazie anche al ai tanti produttori che hanno adottato diverse strategie e diversi protocolli, sia per integrare i propri prodotti smart nella rete domestica dei consumatori, che per assicurare agli utenti accesso remoto a dispositivi e applicazioni domotiche.

Sono ancora troppi però i protocolli con cui si implementano dispositivi intelligenti per automatizzare i processi quotidiani, in alcuni casi poco performanti o troppo chiusi. Tra i più comuni in ambito residenziale troviamo:

Il Bluetooth è uno tra i protocolli più comuni per le tecnologie di comunicazione a distanza ravvicinata nell’automazione domestica. La progressiva evoluzione del protocollo, a fronte dell’impiego con soluzioni e dispositivi IoT, ha dato vita ad una variante denominata Bluetooth Low-Energy (BLE) o “Bluetooth Smart”. Si tratta di un protocollo di rete wireless che, paragonato al Bluetooth tradizionale, presenta consumi energetici ridotti e un costo inferiore, ma non è concepito per distanze superiori ai dieci metri tra i dispositivi.

Nato nel 1990, KNX è oggi ritenuto di fatto lo standard mondiale per la building automation, aperto e conforme alle principali normative europee ed internazionali. Uno dei grandi vantaggi di KNX è la capacità di interazione tra prodotti e applicazioni di diversi produttori, ma per garantire la continuità del servizio anche in caso di guasto di uno dei dispositivi KNX, si avvale di un sistema a “intelligenza distribuita” che richiede l’installazione di un’unità domotica per ogni funzione, creando problemi in termini di spazi installativi. Inoltre, l’architettura dei prodotti basati su KNX è complessa, rendendone difficile l’installazione senza l’ausilio di uno specialista.

Lanciato nel 2015, Thread è un protocollo IP wireless molto promettente per la domotica, creato da Google/Nest in collaborazione con Samsung, Freescale e Arm, che mira a unire i prodotti della domotica in un solo protocollo d’avanguardia capace di operare su un hardware già esistente. Diversamente da Z-Wave e ZigBee, i dispositivi Thread sono indirizzabili tramite IP, assegnando a ciascun dispositivo Thread il proprio indirizzo IPv6. Questo consente di collegare con facilità le reti Thread a Internet, e semplifica l’integrazione con le applicazioni Cloud.

Il WiFi è utilizzato da molti produttori di soluzioni domotiche come strumento per connettere dispositivi smart alla rete domestica. Grazie alla sua onnipresenza all’interno degli ambienti domestici, l’uso del WiFi consente di appoggiare i dispositivi ad una infrastruttura esistente, offre un throughput sufficientemente elevato ma ha uno svantaggio: oltre ad occupare la banda eventualmente necessaria ad applicazioni di rete in tempo reale come lo streaming video o la telefonia via IP, consuma anche troppa energia.

Un altro noto protocollo è Z-Wave, che a differenza del Bluetooth, non si collega direttamente allo smartphone. Per gestire i dispositivi Z-Wave tramite cellulare o altro dispositivo è infatti necessario uno hub compatibile (come SmartThings di Samsung o Wink Hub), svantaggio principale di questo protocollo oltre al ridotto raggio d’azione circa 35 metri, estendibile con massimo quattro dispositivi aggiuntivi fino a circa 180 metri nominali, salvo pareti, porte o altri ostacoli. Tra i vantaggi di Z-Wave figurano invece la cifratura simmetrica AES a 128 bit e l’utilizzo del dispositivo “smart home” senza installazione di app dedicata, poiché lo stesso è accessibile tramite hub.

Molto simile a Z-Wave è anche Zigbee, protocollo di rete wireless-mesh che abbina una buona durata della batteria alla garanzia di sicurezza, grazie alla crittografia integrata a 128 bit. Queste qualità però sono compensate in negativo da una bassa velocità massima di trasmissione dei dati (comunque superiore a quella di Z-Wave) e dalla scarsa portata. Nonostante la somiglianza tra Z-Wave e Zigbee i due protocolli non sono compatibili l’uno con l’altro, nonostante siano svariati gli hub, come Iris di Lowe, Wink hub di Quirky e Staples Connect di Lynksys, in grado di supportare entrambi.

L’ascesa di ULE
Il principale vantaggio della domotica, specie in ambito residenziale, è la comodità di gestire da remoto di diversi apparecchi per mezzo di un singolo dispositivo, idealmente mobile o di uso quotidiano, come ad esempio il telefono cordless di casa. Semplificare l’adozione della domotica rendendola appetibile anche per l’utente meno tecnoaffine è da sempre una delle missioni della ULE Alliance. La tecnologia ULE è la soluzione di rete wireless più sicura, di maggior portata e più stabile attualmente disponibile sul mercato. Supporta comunicazioni vocali e video a due vie integrate e permette soluzioni domestiche complete per mezzo di una configurazione semplice e a basso costo. Molti i produttori che ritengono ULE lo stato dell’arte della connettività IoT e una certezza per il futuro dell’industria della domotica residenziale. Giganti del settore come Panasonic, Crow, Gigaset e Sercomm hanno sviluppato diversi sensori e dispositivi in grado di sfruttare tutti i vantaggi di ULE per le proprie soluzioni smart, una tecnologia supportata anche da diversi produttori di router domestici, tra cui AVM, il più noto in Italia. A partire dalla frequenza utilizzata per la trasmissione (1,9 GHz) priva di interferenze perché di uso esclusivo della telefonia cordless domestica, e dalla non dipendenza dal wifi per lo scambio di informazioni tra la centrale di comando e il dispositivo, fino alla trasmissione punto punto cifrata (128 bit) e non hackerabile per la massima tutela della privacy. L’interoperabilità tra dispositivi di più vendor grazie a HAN FUN è garanzia di un’esperienza utente scevra dai vincoli e dai costi che caratterizzano sistemi proprietari o architetture chiuse.

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