Loft Buro si presenta

Il 23 novembre scorso, presso l’hotel Straf di Milano, l’architetto ucraino Oleg Volosovsky ha presentato alla stampa italiana alcuni dei suoi recenti lavori: ristoranti, case residenziali e una collezione di maschere che rappresentano i volti e le emozioni di tutto il mondo.

Il 23 novembre scorso, presso l’hotel Straf di Milano, l’architetto ucraino Oleg Volosovsky ha presentato alla stampa italiana alcuni dei suoi recenti lavori: ristoranti, case residenziali e una collezione di maschere che rappresentano i volti e le emozioni di tutto il mondo. In particolare tre ristoranti (fra gli undici realizzati nel 2017) e due bar a Kiev.  CHI, è un ristorante colonial loft arredato con mobili realizzati in esclusiva su disegni originali così come l’illuminazione; la riproduzione dei famosi Guerrieri di terracotta  visibile sotto il pavimento vetrato richiama l’Indocina.

MUR MUR è un bar roof top da cui si gode una vista spettacolare su Kiev. I materiali utilizzati nella realizzazione di questo spazio sono tutti di origine naturale: legno, pietra, vetro (i lampadari sono in vetro di Murano). I soffitti sono in oro zincato e anche in questo caso ogni mobile è realizzato su disegno esclusivo. Nel ristorante georgiano CHICHIKO è soprattutto l’illuminazione a essere protagonista mentre, in CHANG, ristorante vietnamita, è un Budda alto 4 metri ad accogliere i clienti. Le tradizioni vietnamite sono rispettate in ogni particolare, per esempio le lampade sono dei grandi ventagli e le pareti sono decorate da un famoso pittore vietnamita.

TIN TIN è un bar vicino a una pista ciclabile e ogni elemento di arredo di questo locale ne è un richiamo: le sedute sono dei veri e propri risciò mentre i lampadari sono montati su ruote di bicicletta.

Attivo fin dalla metà degli anni Novanta, Oleg Volosovsky fonda un proprio studio nel 1998 che diventerà Loft Buro. Dedito soprattutto ad attività di interior design con la progettazione di numerosi ristoranti, bar, discoteche e uffici, Loft Buro è in continua crescita. Alla base della ‘filosofia’ di Oleg vi è, infatti, esperienza e pratica (l’architetto non è e non deve essere un teorico); curiosità ma anche l’umiltà di mettersi in discussione e un vero e proprio allenamento continuo a supporto del talento.

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