Quanto inquina la musica?

Tazze da caffè usa e getta ma anche veicoli ibridi, dischi in vinile oppure musica in streaming, mantenere un’impronta “green” nel panorama musicale non sembra proprio facile. L’unico modo per non scoraggiarsi è terne bene a mente alcune buone abitudini utili a migliorare le cose.

Di questi tempi si parla molto delle emissioni di carbonio e dei loro effetti sui cambiamenti climatici, anche per gli esponenti politici progressisti la sostenibilità, il risparmio energetico e le fonti rinnovabili sono parte integrante dei programmi elettorali, mentre per i conservatori è ancora difficile accettare la scienza del cambiamento climatico. Sfortunatamente la maggior parte dei provvedimenti proposti dalla classe politica risultano spesso ancora poco efficaci o insufficienti a virare drasticamente verso una condotta quotidiana “green” o “carbon free”.

A volte si pensa che una soluzione sia più ecologica rispetto a un altra, me se si prendono in considerazioni tutti i processi che questa comporta nella catena produttiva e nel ciclo di vita di un prodotto, spesso si può evincere che la soluzione apparentemente meno eco-compatibile sia in realtà quella meno inquinante. Uno degli esempi che meglio descrive il problema energetico sono i pro e i contro della sostituzione delle tazze da caffè in ceramica con quelle in plastica. Le tazze di ceramica hanno un tasso di inquinamento associato alla produzione e al trasporto, inoltre essendo vetrate non sono riciclabili, infine dopo l’uso richiedono il lavaggio in acqua calda con sapone che comportano ulteriore consumo di energia e uso agenti inquinanti. Per contro con l’idea di ridurre o addirittura vietare plastica monouso e polistirolo per applicazioni alimentari e bevande, richiede la produzione a basse emissioni e lo smaltimento ecologicamente sicuro di nuovi prodotti alternativi ancora in fase di studio che si riveleranno fondamentali per fare la differenza.

Considerando l’intera catena energetica, anche un auto ibrida potrebbe non essere più sostenibile dei più moderni veicoli a combustione, in quanto non risultano ancora risolti tutti i problemi associati alla produzione e allo smaltimento delle batterie dei veicoli elettrici o ibridi, senza tralasciare il fatto che la guida di un’auto a basso consumo di carburante per oltre 50.000 km produce le stesse emissioni di gas serra richieste dall’alimentazione di un veicolo elettrico con una batteria da 30 kWh. Con l’aumento della produzione di veicoli elettrici, anche questo aspetto critico diventa importante da valutare.

Come se ciò non bastasse, le ricerche condotte presso l’Università di Glasgow e l’Università di Oslo hanno stabilito che, mentre i costi economici della musica registrata sono diminuiti, le relative emissioni di carbonio legate alla sua diffusione sono aumentate in modo significativo. Risulta difficile comprendere come questo sia possibile dal momento che la produzione di cd, di nastri megnetici e dischi di vinile è crollata rispetto ai decenni precedenti.

Sostituendo dischi in vinile, cassette e CD con lo streaming online, l’aspetto del costo si è evidentemente abbassato, avendo sostituito un oggetto fisico in materiale plastico, che richiede anche notevoli sforzi per il trasporto, con un file facilmente trasferibile attraverso la rete. Un album in vinile nel 1977 costava circa 26 euro di oggi, rispetto ai 15 euro per una cassetta nel 1988, 20 euro per un CD nel 2000 e 10 euro per un download nel 2013. Il costo dello streaming è ora al di sotto dei 10 euro per un intero album. In relazione alle ripercussioni sull’ambiente, nello stesso periodo il volume di plastica utilizzato dall’industria discografica è sceso da circa 150 milioni di euro (58 milioni di kg) nel 1977 a soli 20 milioni di euro (8 milioni di kg) due anni fa.

Sfortunatamente si stima che le emissioni di gas serra legate alla distribuzione musicale nello stesso periodo sono aumentate da 140.000 tonnellate a oltre 350.000 tonnellate solo negli Stati Uniti, secondo il prof. Kyle Devine dell’Università di Oslo “lo streaming di musica registrata da dispositivi connessi a Internet ha prodotto emissioni di carbonio significativamente più alte che in qualsiasi altro periodo precedente nella storia della musica”. La spiegazione è nella quantità esorbitante di risorse energetiche necessaria per elaborare, archiviare e trasferire i download.

Spesso non si tiene conto che tutto l’ammontare di opere multimediali, che sono vertiginosamente aumentate grazie all’abbattimento dei costi di realizzazione, richiedono la produzione, l’alimentazione e il raffreddamento di innumerevoli server, nonché la produzione, la distribuzione e l’alimentazione dei dispositivi di riproduzione come smartphones, tablets e computers. Un notevole dispiego di energie quindi, che rende la diffusione della musica digitale molto più inquinante rispetto a quella riprodotta su supporti fisici.

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