Rapporto congiunturale Cresme

Anche il 2017 non ha fatto registrare quell’auspicata “ripresa strutturale” che il comparto dell’edilizia attende ormai da anni. 2016 e 2017 hanno infatti evidenziato una lieve crescita, rispettivamente pari al +1,0% e al +1,1% in valori reali, al di sotto delle stime precedenti. Dovrebbe essere invece il 2018, grazie soprattutto a nuovi importanti investimenti nelle opere pubbliche, a dare il via ad un nuovo ciclo di crescita. Queste le previsioni del Cresme, che ha presentato il mese scorso, all’Università di Venezia, il nuovo rapporto congiunturale.

Dopo che nel 2005 e nel 2014 si è verificato un vero e proprio crollo del volume d’affari del comparto, di circa il 33%, con la perdita di 600mila posti di lavoro, il quadro di riferimento sembra essersi stabilizzato e le previsioni relative al 2018 inducono ad un cauto ottimismo. Si dovrebbe infatti assistere ad una crescita complessiva del +2,5%, che sarà legata soprattutto agli investimenti in opere pubbliche, grazie a nuove ingenti risorse attivate nell’ultimo biennio.

Un nuovo ciclo che, secondo il Cresme, dovrebbe durare fino al 2022. Restano poco incoraggianti i dati previsionali concernenti la nuova edilizia residenziale, mentre il “nuovo residenziale” dovrebbe finalmente ripartire ma, come ha ribadito il Direttore Cresme Lorenzo Bellicini, “per fare un ulteriore salto deve partire la rigenerazione urbana. Il settore sta affrontando una vera e propria metamorfosi, caratterizzata da digitalizzazione della progettazione e del processo costruttivo, nuovi materiali, nuovi strumenti di misurazione, nuove tecnologie di costruzione, energie rinnovabili. I modelli di offerta e i comportamenti della domanda vengono ridisegnati”.

www.cresme.it

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